Bioplastiche

Cosa sono le bioplastiche

La plastica è un materiale relativamente recente ma che è in breve diventato indispensabile per la vita quotidiana. Essendo infatti leggera, versatile e riciclabile ha trovato mille impieghi nel settore degli imballaggi per il trasporto e la conservazione dei prodotti alimentari.

Le bioplastiche rappresentano una piccola parte della famiglia delle plastiche, più giovani ma che hanno avuto un significativo tasso di crescita negli ultimi anni e vengono utilizzate sia negli imballaggi, sia per la produzione di oggetti di uso quotidiano, come piatti o bicchieri monouso e per i comuni sacchetti della spesa. La differenza fondamentale tra le due famiglie è a fine vita: infatti mentre le plastiche vanno conferite nella raccolta differenziata a loro dedicata, le bioplastiche possono essere riciclate insieme ai rifiuti organici. Occorre quindi capire bene le differenze per riconoscerle e differenziarle al meglio.

Le bioplastiche possono avere origine da fonti rinnovabili o fossile, ma sono accumunate dalla caratteristica di essere biodegradabili e compostabili, ossia garantiscono la loro riciclabilità organica certificata nei diversi ambienti. L’uso di fonti rinnovabili, meglio se provenienti da sottoprodotti e scarti, è parte integrante, ma non sufficiente, di una bioplastica.

Non si devono confondere le bioplastiche con le cosiddette “plastiche vegetali”, ossia polimeri tradizionali (che quindi vanno conferiti nei cassonetti della plastica) che vengono prodotti con materie prime rinnovabili.

Bioplastiche ed economia circolare

Nell’economia circolare ogni scarto deve essere reimmesso nel ciclo, tramite riciclo. Gli imballaggi in bioplastica possono, in questo senso, ricoprire un ruolo fondamentale, a partire dai sacchetti per la raccolta differenziata dell’organico.

Risulta infatti che migliaia di tonnellate di materiali in plastica tradizionale, quali sacchetti o imballaggi di altro genere, vengono conferiti ogni anno agli impianti di compostaggio, provocando la contaminazione del compost se non vengono rimossi. La rimozione è un’attività economicamente onerosa e piuttosto inefficace, che comporta anche la perdita di grandi quantità di materiale compostabile.

Plastiche

Bioplastiche

La biodegradabilità

Il concetto di biodegradabilità (ossia la potenzialità delle sostanze e dei materiali di essere trasformati, attraverso l’attività dei microrganismi presenti nell’ambiente, in humus, acqua e l’anidride carbonica) lascia indefiniti alcuni aspetti fondamentali quali il tempo, la percentuale e le condizioni chimico-fisiche necessarie. È perciò fondamentale definire degli standard che possano determinare in maniera univoca cosa si intende per manufatto biodegradabile e compostabile (manufatto che può essere recuperato mediante riciclaggio organico (che comprende compostaggio industriale, domestico e digestione anaerobica).

Lo standard europeo che definisce il riciclaggio organico degli imballaggi è l’UNI EN 13432 in base al quale un materiale può definirsi “compostabile” se possiede le seguenti peculiarità (verificabili in basa ai metodi previsti):

  • La degradabilità deve essere pari ad almeno il 90% entro sei mesi, in un ambiente ricco di anidride carbonica;
  • Il materiale deve essere costituito almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm se messa in contatto con materiali organici per tre mesi;
  • Il materiale non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio;
  • I metalli pesanti additivati al materiale devono essere ad una bassa concentrazione;
  • Altri parametri chimico-fisici, quali il pH, il contenuto salino, le concentrazioni di solidi volatili, azoto, fosforo, magnesio e potassio, devono rimanere al di sotto dei limiti stabiliti.

 Lo standard UNI EN 14995 definisce invece i prodotti in plastica compostabili, non usati come imballaggi.